Un po' di storia.....



ALBERTO ZUCCHETTA, QUARANT’ANNI A VERONA
di Nantas Salvalaggio


 



 

In questa città “aperta” quanto altre mai, la Verona di Cangrande e di Giulietta, è approdato quarant’anni fa  uno scultore di razza, figlio dei canali e delle cupole e dei campanili veneziani: Alberto Zucchetta, orafo d’arte, cortigiano di razza, decoratore di case, palazzi e donne.
Lavora i metalli nobili, l’oro bianco, giallo e il platino, ma non disdegna i metalli poveri, il bronzo e il ferro. La sua data di nascita, il 17 gennaio, è un profetico segno del destino: è il giorno che a Venezia, nella sua chiesa  più antica, si festeggia Sant’Antonio Abate, il santo protettore degli orafi.
I braccialetti e le collane di Alberto Zucchetta sono innanzitutto sculture vive, che poi diventano orpello sublime intorno al collo e al polso di una donna.

 Conosco una donna veneziana che espone la sua collana sotto vetro e dentro una cornice; quando esce, per una festa, apre il quadro come un tabernacolo, e indossa il gioiello d’autore, fiera di essere l’unica.
Ma cosa dicono i gioielli e le sculture di Alberto Zucchetta? Sono per mio avviso il frutto, il calibrato cocktail, di una cultura popolare e di una informazione “colta”.
C’è l’emozione del ragazzo di strada, che nel gioiello racchiude l’immagine sfolgorante di un sole che tramonta sulla laguna; e la ricerca filtrata attraverso  i segni e le visioni d’Oriente.
 Molti bracciali sembrano una pagina di scrittura  cinese, una sfilza di ideogrammi. In qualche collana trovi il riferimento e l’allusione ai monili greci, egizi, etruschi.  E tutto viene fuso, sintetizzato, in uno sfarzo elegante di linguaggio universale.
Quanta strada ha fatto il ragazzo Alberto Zucchetta, dal giorno in cui è’ partito, potremmo dire fuggito, dalla stazione veneziana di Santa Lucia, con una piccola valigia di fibra. C’era dentro qualche indumento di lana, coi ferri del mestiere, i ceselli, i martelli, le lime, e il fatidico bulino.
Non ha avuto tempo di piangere: bisognava lavorare notte e giorno. Nella soffitta gelida non ha preso alloggio, ha preparato i suoi primi oggetti, che poi sono diventati una mostra strepitosa in Via Roma,  presso la libreria Ghelfi. Il patrono biografo del giovane scultore fu un talento letterario di tutto rispetto, il gentleman Nino Cenni, maestro di parole e di vita.
Da qui il successo. Alberto Zucchetta ha girato il mondo, con la sua borsa dei ferri, ed ha esposto un po’ dovunque. Ha avuto una parte alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Ha esposto alla “Bevilacqua La Masa”, storica fucina di talenti artistici, a soli quindici anni. Non ha però ritirato il premio: nessuno gli aveva detto che aveva vinto. Della vittoria ha saputo qualche anno dopo.
Come Dumas, Alberto Zucchetta ha deciso di fare il punto, tirare per un momento i remi in barca, e ricordare con questo libro l’itinerario della sua vita: “Alberto Zucchetta intagliator di gioie - quest'arte così difficile", curato da Lionello Puppi.
                      Tutti i simboli e i segni della sua prima stagione sono presenti nelle sue opere; ma oggi c’è
                     qualco­sa in più, le fatiche di una esperienza sofferta, di una intensa dedizione.
Potrebbe anche darsi delle arie, Alberto Zucchetta, e dire, che le sue sculture e i suoi gioielli sono nelle case dei più noti attori e cantanti europei. Amante della natura ha incastonato in una collezione unica al mondo, invece dei soliti diamanti, pietruzze fossili che imprigionano foglie, fiori e pesciolini vissuti 40 milioni di anni fa nella laguna pietrificata di Bolca. Zucchetta ricorda che allora i primi due  gioielli di questa straordinaria collezione  sono stati creati  per Jaqueline Kennedy  e per Re Gustavo di Svezia.


Marca tipografica
Le sue sculture hanno impreziosito i premi letterari e canori. A San Remo è di casa. Ma lui non conferma. E’ più contento di dire, sottovoce, che le sue cose piacevano a pochi amici scelti, a Diego Valeri, per dirne uno; quarto vero; e poi al grande Ezra Paund, e alla indimenticata Toti Dal Monte sua madrina di nozze. Che altro? Basta coi ricordi: il futuro non ha tempo da perdere. Per raggiungerlo val bene un’autostrada, purché sia Serenissima!   L’unica cosa che si può aggiungere, è questa: un antenato di Alberto era uno stampatore veneziano, della grande scuola dei Manuzio. Si chiamava Bernardo, ma siccome la sua stamperia stava a Rialto, impiantata nel 1493 nei locali  adibiti precedentemente da altri ad  attività ortofrutticola,   sopra lo stipite della sua bottega era rimasta l’insegna scolpita nel marmo di una elegante e sinuosa Zucca, da allora fu soprannominato così: Zucchetta, appunto. I veneziani non cambieranno mai:  fedeli alle origini, costi quello che costi.